Aprii gli occhi. La scossa di terremoto era stata veramente forte, mi aveva sbalzato dalla sedia. Cercai di alzarmi ma la testa era ancora stordita. Ad alta voce chiamai Franco e Luca, ma non mi risposero. Le orecchie fischiavano. La nebbia davanti agli occhi si stava diradando. Una mano sbucò dal nulla e mi aiutò ad alzarmi. Riconobbi la voce di Luca che mi chiamava insistentemente, mentre imprecava. Riuscii a distinguere qualcosa in mezzo alla polvere sospesa in aria: un tavolo di legno ribaltato, due sedie di legno per terra più una terza con una gamba rotta verso un angolo della stanza. Franco si alzò da sotto una libreria, imprecò e si sbattè via la polvere di dosso. Dopo esserci assicurati delle nostre condizioni di salute, ci guardammo intorno. La stanza non era la sala in casa di Franco, mancavano le tende alle finestre, mancavano i quadri, mancavano i mobili. In realtà era proprio diversa, anche le porte erano sistemate in posti diversi. C’era qualcosa che non tornava. Luca si avvicinò alla finestra e ci chiamò con voce rotta dalla tensione. Ci avvicinammo e dalla finestra vedemmo qualcosa che non ci saremmo mai aspettati: il Colosseo di Roma. Ma fosse stato solo quello, per le strade c’erano bighe e soldati romani vestiti di tutto punto. Ci guardammo l’un l’altro e constatammo che anche noi eravamo vestiti come antichi cittadini romani. Ma cosa era successo?
Dalla stanza vicina iniziammo a sentire rumori di gente che correva per le scale e sbatteva delle porte. Ci avvicinammo alla porta che dava sul corridoio ed iniziammo ad origliare. Per fortuna che Luca era con noi: le voci che sentivamo parlavano in latino! Luca insegnava latino, ed era presidente dell’Associazione Latino Vivente, dove mantenevano viva la lingua latina sia scritta sia parlata.
Nella stanza di fianco c’erano due persone, e Luca riuscì a capire i loro nomi: Marco Antonio e Marco Bruto. Bruto stava informando Antonio del complotto per assassinare Giulio Cesare!
Ancora sotto choc per questa situazione, ci allontanammo dal corridoio per uscire e scappare. Ma sulle scale alcune voci ci raggiunsero dal piano inferiore: i nomi dei proprietari di queste voci erano Caio Massimo, Decimo Bruto e Trebonio. E con loro c’erano diversi soldati. Stavano cercando di capire dove fosse Marco Bruto, e volevano convincerlo a partecipare all’assassinio per dare una parvenza di nobiltà a quell’atto.

Ci fermammo sulle scale. Cosa potevamo fare? Scendere e dire loro dove fossero i due personaggi che cercavano? Oppure tornare indietro ed avvisare Bruto ed Antonio? E come facevamo a tornare a casa?

 

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