Articolo di Raffaele Manzo

Knutpunkt2014_04Si è svolta dal 3 al 6 aprile nella Svezia occidentale, in località Eldsberga, la diciottesima edizione di Knutpunkt (anche noto come Knudepunkt in danese, Knutepunkt in norvegese e Solmukohta in finlandese), il maggiore convegno internazionale sul larp, nato come occasione di incontro e scambio fra le varie “scene” nazionali dei quattro paesi nordici che la ospitano. Oltre trecento persone sono convenute nell’umile campo estivo di Gullbrannagården da ventisette diversi paesi (perlopiù europei, ma erano rappresentati tutti i continenti) per tre giorni fitti di workshop, conferenze, discussioni di gruppo, live da camera, scenari freeform e altre attività legate al larp. Per tre giorni di vita in comune in spazi relativamente ristretti, nel mezzo del nulla e del freddo ma sereno paesaggio svedese, e in cui tutti i partecipanti hanno dovuto attivamente collaborare al funzionamento del convegno, anche occupandosi di mansioni umili come le pulizie. E per tre interminabili notti di strepitose feste, in cui tutti hanno messo a nudo la propria energia vitale sulla pista da ballo o si sono rilassati nella sauna e nelle vasche d’acqua calda all’aperto, hanno condiviso storie felici o tristi attorno a una bottiglia e si sono scambiati abbracci, forgiando o consolidando vere amicizie nella vita reale.

Knutpunkt2014_05Molti di loro, inoltre, sono giunti alla spicciolata nella città di Göteborg nei giorni precedenti alla convention per un programma preliminare di eventi assortiti all’interno del quale figurava anche, mercoledì 2 aprile, il primo convegno svedese sul larp educativo: Edu Larp Gothenburg 2014. Un convegno entusiasmante ed organizzato con grande professionalità, che ha creato un’occasione di incontro estremamente costruttiva tra habitué dello Knutpunkt e insegnanti ed educatori professionisti, alcuni dei quali senza alcuna esperienza di larp. Molto curioso di partecipare proprio a questo evento, avevo appositamente programmato il mio viaggio in modo da essere a Göteborg dalla sera prima (approfittando dell’opzione di couch-surfing gestita dall’organizzazione) e ho così potuto godere di un’interessante spaccato sulla situazione del larp educativo in Svezia, che mi ha dato parecchio su cui riflettere; ma su questo argomento tornerò verso la fine dell’articolo.

Knutpunkt2014_24Mercoledì sera, il programma preliminare è proseguito con i Nordic Larp Talks, che per la prima volta ci hanno proposto anche un robot fra gli “speaker”, in un innovativo seppur criptico esperimento di interazione “emotiva” tra uomo e macchina. Come sempre, queste brevi presentazioni hanno toccato una grande varietà di argomenti, dalla teoria alla pratica; personalmente sono rimasto colpito soprattutto dall’intervento del norvegese Martin Nielsen, che ha raccontato la sua esperienza come membro di un team inviato in Libano ad organizzare live per e con i giovani residenti di un campo profughi. L’intero evento, comunque, sarà presto reso visibile online (per ragioni tecniche, la qualità dello streaming in diretta era bassa e i video “definitivi” stanno ancora venendo caricati). La serata è continuata con una simpatica festa in un pub molto accogliente, e il giorno dopo, nel primo pomeriggio, alcuni pullman prenotati dall’organizzazione ci hanno portati sulla location di Knutpunkt…

Knutpunkt2014_02Come ormai abituale, la convention si è aperta il giovedì pomeriggio con alcuni eventi uguali per tutti i partecipanti: una cerimonia d’apertura e un gioco introduttivo, pensato per rompere il ghiaccio. Già dall’ora di cena, invece, il programma si è suddiviso in un caleidoscopio di eventi simultanei perlopiù a numero chiuso (almeno nominalmente), lasciando ciascuno a crearsi il proprio “percorso” individuale attraverso il convegno. Il gioco introduttivo, per il quale ci siamo divisi casualmente in gruppetti, era (come spesso negli anni passati) un breve scenario freeform nella tradizione della convention danese Fastaval e del Jeepform, ma due caratteristiche insolite l’hanno reso il preambolo perfetto a questa edizione di Knutpunkt: l’essere una storia a lieto fine incentrata su sentimenti positivi, nello specifico sull’amicizia, e l’essere nato in seno allo Knutpunkt stesso; si tratta infatti di uno scenario il cui sviluppo è cominciato durante uno workshop a Knutepunkt 2013 (workshop a cui anch’io ero presente, sebbene in un altro gruppo).

Knutpunkt2014_15Una colonna portante di questa edizione, infatti, è stata l’enfasi sulla comunità: sia nel senso di creare un senso di comunità fra i partecipanti, o meglio renderli consapevoli della portata delle proprie potenzialità collettive (tema affrontato fin dalla cerimonia d’apertura, con il “gioco della pioggia”), sia nel senso di rivolgere uno sguardo critico verso l’interno, individuare problemi e risolverli. Appropriatamente, molti degli eventi a cui ho personalmente partecipato quest’anno avevano la caratterizzazione di “cerchi”: gruppi di discussione aperti, con vari gradi di moderazione, in cui ci si scambiavano esperienze e riflessioni su argomenti specifici. Fra questi, la seconda incarnazione del “buddy system”, ovvero un incontro preliminare fra partecipanti al loro primo Knutpunkt e alcuni di noi “veterani” di più edizioni, che ci dichiaravamo disponibili (indossando un’apposita targhetta) a rispondere in qualsiasi momento a domande, dubbi, o comunque renderci utili: in realtà penso di aver imparato da questa breve conversazione molto più di quanto non avessi da insegnare. Altro “cerchio” a cui ho partecipato è stato il dibattito organizzato da Elin Dalstål “Larp, tabletop and other form of roleplay. What can we learn?”, in cui a gruppi ci siamo confrontati sull’interazione fra il larp, altre forme di gioco da noi praticate ed esperienze di vita nominalmente estranee al gioco, ricavandone molte piccole scoperte sorprendenti. E ancora, la conversazione moderata da Anna Nummi, “Growing with characters”, focalizzata sugli effetti diretti e immediati che il gioco di ruolo ha sulla persona, e in particolare sul massimizzare le esperienze positive (di crescita personale) minimizzando al contempo la portata di quelle negative (o traumatiche): conversazione che mi ha convinto di come l’annoso discorso sul “bleed” nel larp abbia ormai superato la fase iniziale di spettacolarizzazione e moda per entrare in una meno eccitante e più producente maturità.

Knutpunkt2014_16Altra tipologia di eventi a cui ho partecipato sono stati i laboratori, eventualmente introdotti da brevi lezioni. Particolarmente valido, nella sua essenzialità, lo workshop “So you wanna write a larpscript”, organizzato dalle curatrici del volume Larps from the Factory: una breve e incisiva lezione su come scrivere le istruzioni per un live in una forma fruibile da organizzatori estranei, inclusi alcuni suggerimenti generali della giornalista americana Lizzie Stark sul come redigere un decente testo di istruzioni in inglese (niente di innovativo, ma molto che meritava d’essere ribadito), seguita da un esercizio pratico di scrittura, a gruppi e con limiti di tempo molto stringenti, e ancora da una brevissima discussione a gruppi per interiorizzare l’esperienza; a mio parere un esercizio molto proficuo, con il minimo investimento di tempo. Non altrettanto riuscito lo workshop “Edu-larp for socialization: building bridge to real life”, in cui Evgeniya Gaisina ha introdotto il complesso framework utilizzato dal suo gruppo di volontari per la progettazione e l’implementazione di live educativi rivolti agli adolescenti in Russia, chiedendo poi ai partecipanti di lavorare secondo questa metodologia per produrre la bozza preliminare di un live: si è trattato, purtroppo, di un evento eccessivamente ambizioso rispetto ai limiti di tempo e alla complessità dei contenuti, che non è riuscito a raggiungere appieno i propri obiettivi, ma ha comunque generato un’interessante discussione.

Knutpunkt2014_07Vi sono stati anche interventi “frontali” di grandissimo interesse, che a parer mio hanno avuto solo di che guadagnare dalla politica di gestione del palinsesto di questa edizione, secondo cui gli eventi “non interattivi” dovevano essere limitati a un massimo di 45 minuti: gli speaker hanno perciò dovuto concentrare le proprie idee in interventi più incisivi. Eirik Fatland, uno dei nomi più conosciuti del larp norvegese, ha presentato gli ultimi sviluppi del proprio personale framework teorico per il design di live, avvalorato come sempre dall’approccio trans-disciplinare e dalla sua esperienza personale di designer di interfacce. Emma Wieslander ha unito le forze con Claus Raasted per continuare a parlare molto seriamente di questioni di genere, ma facendolo nel contesto di uno degli eventi più popolari dello Knutpunkt, con una presentazione al contempo toccante, ironica, divertente, irriverente ed esilarante, che mostra quanto i larper s’intendano di spettacolo, politica e ingegneria sociale: esempio magistrale di come andrebbe tenuto un comizio.

Knutpunkt2014_12Non ho neppure tentato di iscrivermi agli scenari di gioco (gli eventi col minor numero di posti e il maggior numero di richieste) e, purtroppo, nemmeno questa volta sono riuscito, per ragioni di sovrapposizioni e priorità, a partecipare a qualcuna delle attività orientate al lato più fisico del larp, come il laboratorio di linguaggio del corpo tenuto da Morgan Jarl. Ma ho avuto modo di prendere parte a molti originali e interessanti momenti di socializzazione, dall’esperienza completa di una festa in famiglia svedese ridotta all’interno di una “black box”, con tanto di canti popolari (in svedese) e ridicole danze in cerchio intorno all’albero di maggio, alla sempre entusiasmante festa del sabato sera, questa volta dedicata allo scambio di vestiti e costumi e arricchita da un enorme dance-karaoke di gruppo. Ma sto trascurando di menzionare la battaglia internazionale dei DJ, lo spettacolo fuori programma di giocoleria con il fuoco, la sempre vitale (ed anzi rivitalizzata) Hour of the rant e molti altri eventi assai memorabili…

Knutpunkt2014_01Come già sanno i lettori abituali di questa rubrica, nel corso degli anni Knutpunkt, pur rimanendo per molti versi un evento prettamente “nordico”, si è allargato per passaparola a un pubblico geograficamente molto variegato, diventando di fatto il punto di riferimento di una nuova tradizione internazionale che (in considerazione della sua grande diversità interna) sarebbe riduttivo chiamare “una scuola”, ma che forse si avvicina alla definizione di un “movimento” artistico. Questa tradizione internazionale, che ormai vive di vita propria rispetto a quelle che possono essere le realtà locali del larp norvegese, svedese, danese e finlandese, ha deciso piuttosto recentemente di battezzarsi “Nordic larp”, dal titolo del volume curato da Montola e Stenros, sebbene non siano necessariamente solo organizzatori e giocatori originari dei paesi nordici a portarla avanti. Del resto, quando Stenros si è ancor più recentemente posto il problema di definire il termine Nordic larp (nel suo Nordic larp talk dello scorso anno) ne ha coniato una definizione assolutamente circolare, parafrasabile in: il Nordic larp è quella cosa di cui si discute a Knutpunkt.

Knutpunkt2014_08La domanda che mi pongo ogni anno, ripetendo quello che ormai è diventato il mio pellegrinaggio rituale, è: perché vado a questa convention? Che cos’ha di talmente straordinario la “scena” del Nordic larp? Ogni volta, le nuove esperienze mi portano a modificare e riformulare la mia risposta, sebbene finora il nucleo di questa risposta sia sempre rimasto invariato: perché ogni volta che partecipo a Knutpunkt imparo moltissimo e mi sento profondamente arricchito, come game-designer e come essere umano. Ma la riflessione specifica a cui sono arrivato quest’anno è che la “scena” del Nordic larp, in realtà, non ha niente di intrinsecamente eccezionale: è semplicemente a uno stadio avanzato nella propria crescita fisiologica. È longeva, ha un gran numero di partecipanti, si è conquistata un certo grado di copertura da parte dei media tradizionali e di rispetto da parte della cultura ufficiale, perfino della politica… Una situazione di stabilità, di prosperità, che pone le condizioni necessarie per fare ricerca e sperimentazione e, contemporaneamente, occuparsi anche di altro. È una scena matura, abbastanza da contenere più generazioni di larper e più direzioni di crescita futura.

Knutpunkt2014_03È naturale allora che ci siano delle fasi di “ordinaria manutenzione”, in cui ci si rivolge verso l’interno, si ha cura della propria comunità, la si accudisce. Knutpunkt è, innanzitutto, proprio questo: non una vetrina in cui esibirsi e stupire, non solo un momento in cui crescere acquistando nuove leve (o almeno, non il solo momento deputato a ciò: il primato in questo senso deve andare sicuramente ai live stessi), ma il momento in cui ciclicamente la comunità si riafferma e ricostituisce, come fa una società sciamanica nelle proprie festività religiose. E questo era in fondo il vero significato del sottotitolo di Knutpunkt 2014, “Sharpening the cutting edge”: affilare gli strumenti che si hanno, nel senso di mantenerli in efficienza, dove lo strumento per eccellenza è la collettività stessa. Il che significa anche ricordare come serva, innanzitutto, una comunità sana e vitale, se si vuole avere il potere di “lasciare il segno” sul mondo.

Knutpunkt2014_18Lasciare il segno sul mondo… Se dovessi individuare, al di sopra di tutte le “correnti” interne, una singola caratteristica comune a tutto il Nordic larp, a tutta la comunità di Knutpunkt, perlomeno in questa fase della sua crescita, sarebbe proprio questa ambizione a esercitare un influsso verso l’esterno. È sicuramente questa ambizione che, per esempio, accomuna il Nordic larp con altre, più blasonate forme d’arte contemporanea, attirando a Knutpunkt non solo larper, autori di giochi di ruolo tabletop e cultori dell’improvvisazione teatrale, ma anche sempre più numerosi performance artist, video artist, experience designer e così via. Questa stessa ambizione ha portato alla nascita e poi al declino, o almeno alla feroce critica, del cosiddetto “live politico”: fra le righe di mille altre conversazioni ho assistito al processo, e spesso anche alla condanna senza appello, di questa specifica forma di larp, accusata di rivolgersi (con poche eccezioni) solo a chi già condivide le idee degli organizzatori, e quindi di avere incisività pari a zero. Perché, se l’ambizione è a lasciare il segno, allora il larp è uno strumento e come tale deve essere giudicato: in base alla sua efficacia.

Knutpunkt2014_20Guardare al larp come a uno strumento, un mezzo per raggiungere dei fini determinati, comporta l’automatico superamento dell’annoso, eterno dilemma in cui è imprigionata l’arte-come-intrattenimento: il conflitto tra “visione d’artista” e “domanda di mercato”. Se il design possiede un obiettivo di efficacia, ciò determina uno spazio naturale in cui può essere confinato il ruolo del “mercato”, o altrimenti della committenza, vale a dire quello di porre l’obiettivo, mentre al game-designer spetta la libertà di definire i mezzi. Questa è una riflessione che mi si è affacciata alla mente, per la prima volta, durante il convegno Edu Larp Gothenburg, e a cui ora posso aggiungere che l’edu-larp mi appare come il naturale successore del larp politico nel ruolo di punta di diamante e terreno di sperimentazione per il larp-come-strumento. In particolare, sospetto che negli ordinamenti scolastici estremamente progressisti e nel quadro istituzionale dei paesi nordici (fortemente improntato, quest’ultimo, a promuovere la produzione di cultura) possano realizzarsi le condizioni ideali affinché i game-designer abbiano piena libertà di definizione dei mezzi. E se è pur vero che solo negli ultimi tempi la parola “edu-larp” ha fatto la sua comparsa, se è pur vero che si tratta della buzz-word del momento, di fatto però c’è sotto ben più di una moda effimera, perché una base di realtà ormai consolidate che impiegano efficacemente l’edu-larp esisteva già (e non solo in Scandinavia) da molto prima che nascesse la parola.

Knutpunkt2014_21Ma quando ci si addentra in argomenti di questa portata, su una pagina scritta invece che in una vera conversazione faccia a faccia (magari alle prime luci dell’alba, dopo aver molto bevuto e molto danzato, prima di uscire a fare quattro passi verso la riva del Mare del Nord per ritemprarsi), si rischia di perdere di vista quel che è più fondamentale: che Knutpunkt è un momento ludico, e soprattutto giocoso, dove ciascuno dei temi toccati in questo articolo è stato affrontato non in vitro, non con distaccata supponenza, ma con la pratica, intingendo le mani nella creta, con la gioia di vivere, ridendo. È una comunità d’amore, non solo di parola: di “practical love”, per rubare un’altra espressione al saggio Tomas Mørkrid. E non poteva trovare miglior compimento, una più appropriata “cerimonia finale”, che in un gigantesco abbraccio collettivo di oltre trecento persone che poi si sono salutate dicendosi l’un l’altra:

«Thank you for Knutpunkt!»

Per la prossima edizione, Knudepunkt 2015 in Danimarca, gli organizzatori hanno promesso di incrementare i posti disponibili fino a seicento, “perché nessuno sia lasciato fuori”. E io, beninteso, ripeterò il mio insostituibile pellegrinaggio annuale.

Raffaele Manzo

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Knutpunkt2014_14L’autore di questo articolo 

Rafu (al secolo Raffaele Manzo) è laureato in Storia a indirizzo Orientale e, in ambito accademico, ha studiato soprattutto le incisioni xilografiche e la vita quotidiana del Giappone del XVIII secolo. Da sempre appassionato ad ogni sorta di giochi di ruolo, ha nell’ordine partecipato al progetto Pathos di Luca Giuliano, aderito al movimento Flying Circus ed è stato fra i primi divulgatori italiani di The Forge; ora presenta le proprie creazioni attraverso l’iniziativa Platonic Duck Kitchen e sul sito Parti di Testa. Ha recentemente pubblicato il gioco di ruolo Entra il Vendicatore. Si guadagna da vivere (quando ci riesce) come traduttore freelance.

Fotografia qui a lato di Jonas Trier-Knudsen.

 

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