Dopo la grandiosa cinquantesima edizione di Lucca Comics&Games è ormai diventato palese che qualcosa è cambiato.

Una volta nerd veniva usato col significato di “sfigato sociopatico”; ora significa “appassionato”, assumendo una valenza molto simile al giapponese otaku. E di nerd/otaku se ne son visti parecchi tra le mura di Lucca… comprese intere famiglie!

E il pubblico cresce con te

Vent’anni fa la famiglia cosplay sarebbe stata impensabile.

È cambiato l’atteggiamento generale del pubblico verso la “cultura nerd”. Termine fin troppo generico che comprende fumetti, cartoni animati, serie TV, giochi, fantasy, fantascienza e in generale opere di fantasia. A questo proposito ne parlava magistralmente sul suo blog Mauro Longo, scrittore e autore tra le altre cose di Ultima Forsan. Non proprio l’ultimo arrivato, insomma.

Una nuova età dell’oro per la letteratura fantasy, dunque, dopo decenni in cui è stato visto come un genere di terz’ordine?

Un giro in libreria…

Diamo un’occhiata a una tipica libreria che si occupa anche di narrativa. Date un’occhiata anche voi, su. La sezione fantasy occupa uno scaffale buono. Meglio, no? Chissà quanti titoli! Anzi, guardiamo subito quali titoli ci sono. No, non lì dai romanzi di vampiri in stile Twilight: cerchiamo letteratura fantasy vera e propria.

Un gran momento per essere filologi tolkieniani.

Un gran momento per essere filologi tolkieniani.

Almeno tre edizioni diverse delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco di George R.R. Martin; compresa quella con copertina in finta pelle e ribattezzata Game of Thrones per attirare i fan della serie TV. Segue poi Harry Potter e tutti i suoi spin-off, anch’essi in più edizioni.  Poi una buona dozzina di opere di Tolkien, che finalmente beneficia di una riedizione del suo intero corpus letterario. Subito sotto, una caterva e mezza di romanzi di Licia Troisi (sono in ordine alfabetico).

Poi c’è la hit del momento. Alla stesura di quest’articolo le hit erano il romanzo di Dragonero (ne parleremo più avanti) e Trigger Warning di Neil “American Gods” Gaiman. Notate qualcosa? No, non che sono quasi tutti editi da Mondadori. E poi?

…e poi?…

… poco.

Ovunque andiamo troviamo quasi esclusivamente i titoli famosi: Tolkien, Harry Potter, ASOIAF (A Song of Ice and Fire) in ogni salsa possibile, Licia Troisi e le novità del momento. Con un po’ di ricerca troviamo Terry Brooks e R.E.Howard (ma solo il suo Conan). Il resto è nulla. Nemmeno La Guerra degli Elfi di Herbie Brennan è facile da trovare; ed è un romanzo di successo di un autore rinomato, uscito due o tre anni fa. Nemmeno il recente Ciclo di Bartimeus, che pure è uno dei più interessanti titoli sul mercato. Nemmeno l’acclamato ciclo de La Bussola D’Oro di Philip Pulman.

 

E i classici del fantasy?

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L’avete mai visto, voi?

E stiamo parlando di titoli quasi tutti molto recenti. Se cerchiamo i “classici” del settore non c’è da sperare nemmeno nei fondi di magazzino. Nomi come David Eddings, Michael Moorcock e Jack Vance, che hanno letteralmente creato il genere fantasy, sono  introvabili. Per capire meglio su quanto abbiano influito sul genere e sulla cultura popolare, l’asse Legge/Caos di Dungeons&Dragons è preso pari pari dai libri di Moorcock; e il sistema di memorizzazione incantesimi degli incantatori non è chiamato “sistema vanciano” per niente.

Non va meglio nemmeno con titoli meno famosi di scrittori ancora celebri. Il Ciclo di Darksword, della premiata coppia Margaret Weis&Tracy Hickman, è scomparso nel nulla; e stiamo parlando degli stessi autori di Dragonlance. Altri grandi nomi, come Tanith Lee o Robert Silverberg, sono praticamente sconosciuti.

E i romanzi di Dungeons&Dragons? Peggio che andare di notte. Dopo trent’anni di ristampe ininterrotte,  l’Armenia Edizioni ha cessato le pubblicazioni dei romanzi di Dragonlance e dei Forgotten Realms. Ne parlavamo in questo articolo. Nonostante i volumi avessero visto una nuova edizione con le copertine di Todd Lockwood (miracoli della terza edizione di D&D), e fossero ancora richiesti dal pubblico, in libreria troverete solo le giacenze.

Da quando la letteratura fantasy è diventata di rapido consumo?

“Si stava meglio quando si stava peggio”?

heroic_fantasy_editrice_nordNostalgici a parte, NO. Non è che “prima” andasse realmente meglio.

C’era più scelta, questo è certo, ma il fantasy è stato sempre un genere di secondo piano, snobbato persino dalla collana Urania. L’unica casa editrice che si sia distinta, oltre all’Armenia, è stata la Editrice Nord. Per anni la collana Nord è stata praticamente l’unica sorgente di letteratura fantasy in italiano, con un’importanza pari a quella che riveste Urania per la fantascienza. Non sempre le opere erano di qualità eccelsa, certo, ma sempre meglio di niente, a meno di non dedicarsi ai romanzi di D&D.

Che cosa cambiava? La scelta. La pubblicità era zero, ma la quantità di autori pubblicati era molto elevata.

Problema: Editrice Nord non si occupa più di fantasy da dieci anni. Ora nemmeno l’Armenia.

E oggi, invece?

Ora la tendenza è opposta.

C’è molto, molto più interesse dei media per il fantasy. Non solo “va di moda”: è stato finalmente sdoganato. Addirittura la Sergio Bonelli Editore, dopo anni passati a corteggiare il genere con il suo Zagor, ha pubblicato la serie a fumetti di Dragonero: un fantasy con tutti i crismi, giunto ora al suo quarto anno di pubblicazione. Un successo tale da ispirare prima un gioco di ruolo e ora ben due serie spin-off, come annuncia la casa editrice.

Come di consueto, per Dragonero c'era un nuovo modulo d'avventura

A tener compagnia al GdR.

C’è molta più visibilità e i numeri dei lettori sono aumentati, il che è solo un bene. Per farla semplice: ora il genere fantasy è diventato un giro d’affari in cui circolano i “big money”.

Il fantasy è finalmente diventato parte della cultura popolare. Ma solo i bestseller.

In parole povere, la letteratura fantasy è uscita dalla sua nicchia solo per entrare in standard ben definiti: quelli dei grandi nomi. Spesso sostenuti da altri media; basti pensare all’enorme impatto dei film di Harry Potter e de Il Signore degli Anelli, o allo sceneggiato televisivo A Game of Thrones. Paradossalmente, il revival del genere ha significato un assottigliamento dei titoli.

Insomma: il fantasy è entrato nella multimedialità del ventunesimo secolo, fatta di alti budget e titoli popolari. Non sarebbe un male, se questo non soffocasse tutti gli altri titoli.

 

Il Fantasy Ritorna (ma non in libreria)
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