Pare che in Abruzzo di quando in quando, in genere una volta all’anno verso inizio settembre, si facciano live molto fighi. A noi di Trieste l’aveva raccontato anni fa un nostro amico di San Daniele del Friuli, che in Abruzzo c’era stato e questi live li aveva fatti: raccontava di ambientazioni colossali, reali più che realistiche, di palazzine intere dedicate esclusivamente al live, di giorni e giorni completamente immersi in una realtà alternativa riprodotta perfettamente senza l’ombra di un master, di telecamere nascoste attraverso cui i suddetti invisibili master monitoravano gli avvenimenti, di ambientazioni contemporanee (nel senso “dal 1815 a oggi”) e di altre cose difficili da credere. Ma come, in Abruzzo? Ma non era in Scandinavia che facevano i live kolossal? Mah, sarà.

AbruzzoPoi, un paio di anni fa, alcuni di noi di Trieste hanno deciso di vederci chiaro e a uno di questi live, organizzato dalla Chaos League, ci sono andati. Era un live ambientato durante la seconda guerra mondiale, in un campo di concentramento italiano per prigionieri politici. Ripeto: era un live ambientato durante la seconda guerra mondiale, in un campo di concentramento italiano per prigionieri politici. Non so se mi spiego. Ci dovevo andare anch’io, in realtà, solo che proprio in quei giorni mi stavo trasferendo in Toscana per lavoro, e fare il trasloco mentre partecipavo a un live di diversi giorni in Abruzzo mi riusciva difficile. In fase “la volpe e l’uva” conclamata, me ne sono uscito pubblicamente con affermazioni del tipo “Ma sono tutte esagerazioni. Figuratevi se questi fanno davvero i live realistici. Vedrete che al secondo giorno troverete indizi della presenza di mostri radioattivi mutanti, e alla fine del live arriveranno gli alieni che faranno fuori i fascisti”.

Tutta questa sicumera mi derivava da anni e anni e anni di esperienze da giocatore con live cosiddetti “contemporanei” e “realistici” in cui alla fine saltava sempre fuori il cosiddetto falso fondo. Ah ecco, credevate di essere minatori italiani in Belgio negli anni Cinquanta, invece siete hobbit che si sono fumati troppa erba pipa e hanno fatto tutti lo stesso strano sogno. Ah scusate, pensavate che fosse un live ambientato nei romanzi di Jane Austen, invece a un certo punto atterrano i G.I. Joe con l’elicottero e vi ammazzano tutti. E via così.

Be’, quella volta mi sbagliavo. L’ultimo giorno di live, mentre io faticosamente traslocavo, mi arrivò da Michele, uno dei miei amici di Trieste che erano andati in Abruzzo, il messaggio SMS che segue:

Figata. Niente alieni. Niente mostri. Rischiata fucilazione. Fuggito di notte. Finto per 4 giorni di essere albergatori. Picchiati da squadristi. Cucinato per 40 persone. Stati sotto le cannonate. Convissuto con bomba inesplosa. Stampato documenti falsi per la Svizzera. Vinto alla lotteria. Ascoltato Radio Londra. Rubato timbri speciali. Aiutato i rossi. Morti tutti al muro 5 minuti prima della firma dell’armistizio.

A questo punto io dovrei passare dalla fase “la volpe e l’uva” alla fase “Dr. Horrible però quello cattivo coi guanti neri”, dovrei crepare d’invidia, odiare tutti gli abruzzesi e tutti quelli che sono andati a fare un live in Abruzzo, e progettare la mia tremenda vendetta: assoggettare il mondo al mio volere, cominciando da Teramo. Invece, poiché il mio cuore è pieno d’amore, vi parlerò di Soul Meeting.

Soul Meeting, oltre a essere un disco di Ray Charles (che non c’entra assolutamente niente), è il live figo abruzzese di quest’anno. Anzi, è il “ruolo vivo” figo abruzzese di quest’anno, perché gli abruzzesi sono fatti a modo loro, e oltre a fare questi live strampalati hanno anche tutta la nomenclatura sul larp strampalata rispetto al resto d’Italia, e quello che altrove, per non dover ripetere ogni volta “gioco di ruolo dal vivo”, viene abbreviato in GRV, larp o live, loro lo abbreviano in “ruolo vivo”. Soul Meeting si è svolto nella campagna abruzzese tra Chieti e Pescara, ed è stato replicato due volte in modo da poter accogliere un più alto numero di giocatori: una prima volta dal 24 al 26 agosto, e una seconda dal 7 al 9 settembre. Soul Meeting è stato organizzato dai Mercanti d’Oricalco (mentre molti altri live… scusate, “ruoli vivi” abruzzesi fighi del passato sono stati organizzati dalla già citata Chaos League), era ambientato nei primi anni Settanta, e i giocatori interpretavano giovani hippie dediti alla musica, all’amore libero, alle sostanze che allargano la mente e alla scoperta delle culture alternative. Vi giuro che è tutto vero. E casomai ve lo stiate chiedendo, no, alla fine non scoprivano di essere hobbit.

Soul Meeting ha volontariamente lasciato in secondo piano le tematiche strettamente politiche che negli anni Settanta erano centrali, per focalizzarsi su quelli che erano gli intenti più idealistici e sperimentali di quella generazione”, mi spiega Arianna, una delle partecipanti. “Da un lato questo ha rischiato di semplificare eccessivamente la trama, dall’altro però ha dato un carattere molto peculiare a questi tre giorni di live, permettendo ai giocatori di immedesimarsi totalmente in un’atmosfera di ricerca spirituale e di condivisione, che forse avrebbe potuto essere turbata da un’eccessiva aderenza alla storicità politica”.

Quindi Soul Meeting, come altri live abruzzesi settembrini degli anni passati, è stato uno di quei live che non danno tanto peso al cosiddetto plot, quanto piuttosto all’immedesimazione continua, 24 ore su 24, nei personaggi e nell’ambientazione (come ben dimostra Roberta, fotografa “in personaggio” che ringraziamo per le polaroid qui pubblicate). “Proprio così”, ci conferma Francesca, un’altra partecipante, “e questo non solo grazie all’eccellente organizzazione, ma anche per merito dei partecipanti: sono stati tutti bravissimi, non ho mai assistito alle classiche situazioni fuori gioco che invece in altri live mi hanno dato molto fastidio”. Il fatto che non ci fosse una trama rigida (il cosiddetto railroading) stabilita a priori dagli organizzatori non significa però che i giocatori non fossero messi in condizione di creare trama autonomamente. “Anzi, ho apprezzato in modo particolare la libertà decisionale lasciata ai giocatori”, ci dice Arianna. “Raramente si ha la fortuna di giocare un live non fantasy in cui non ci si senta in qualche modo pilotati dai master e dai PNG”.

Sicuramente una delle più grandi attrattive di un’ambientazione come questa è il poter vivere sulla propria pelle un periodo storico che per la stragrande maggioranza dei partecipanti coincide con la gioventù dei propri genitori. “Per forza”, conferma Francesca, “chi di noi non ha mai sognato di aver vissuto negli anni Settanta, quelli tanto decantati dai nostri genitori, i mitici anni della musica psichedelica, dei pantaloni a zampa d’elefante e dell’amore libero?”. Arianna aggiunge: “Credo che la mia generazione sia stata profondamente influenzata da quello che è stato il periodo più significativo della vita dei nostri genitori e, in un verso o nell’altro, abbia dovuto confrontarsi con lo spirito che lo animava. Anche per questo Soul Meeting è stato un’esperienza diversa dal solito”.

Ma con un’ambientazione tutto sommato così vicina alla nostra realtà e al nostro tempo, non c’è il rischio di perdere di vista uno dei presupposti fondamentali del role-playing, cioè lo sperimentare per qualche ora o per qualche giorno una vita e una personalità diverse da quelle di tutti i giorni? Tutto sommato gli hippie, anche se in forma spesso un po’ diversa, esistono anche oggi… “Anche dal mio punto di vista più il ruolo è distante da me più è una sfida, più è divertente”, mi dice Francesca. “Proprio per questo, dato che sono fricchettona già di mio, ho pensato di giocare la signora bene, la borghesotta frustrata che vota DC solo perché nel nome contiene la parola “cristiana”, dandomi così la possibilità di scoprire il vero spirito degli anni Settanta attraverso gli occhi e il corpo del mio personaggio e non tramite i preconcetti o le speranze che io, Francesca, ho sempre avuto di quell’epoca mitologica. E devo dire che il live non ha assolutamente deluso le mie aspettative e ha dato modo al mio personaggio di cambiare e di evolversi nella storia, il che mi ha dato tantissima soddisfazione”.

Insomma, ragazzi, che posso dire? Trasferiamoci tutti in Abruzzo, perlomeno tra fine agosto e inizio settembre… Ecco, forse la più grande lezione che si può imparare dagli organizzatori abruzzesi è che è bene non disperdere le proprie energie organizzative in una miriade di progetti diversi, ma piuttosto concentrarsi su pochi eventi all’anno o meglio ancora su uno solo, in modo da renderlo davvero memorabile. Certo, questo significa rinunciare a un sacco di opportunità e richiede un’enorme passione per il progetto che si va a realizzare, ma quale attività umana (dai live alla musica psichedelica all’amore libero) può riuscire bene se non c’è la passione? “Dedication, devotion”, cantavano i Dire Straits. E se gli organizzatori fanno le cose con passione, alla fine questa coinvolge anche i partecipanti, e il progetto degli organizzatori diventa il progetto di tutti. Dice Arianna: “La passione che gli organizzatori di Soul Meeting hanno dimostrato per il loro progetto era davvero tanta, e ci è stata trasmessa attraverso ogni scelta estetica e comunicativa, dalle musiche alle scenografie… fino al mitico camper Volkswagen Westfalia!”.

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