Ne parlavamo qualche mese fa. Nel frattempo Shintiara ha ampiamente raggiunto e superato la quota del kickstarter, è andato in stampa e ora sta per vedere la luce al Modena Play 2017, allo stesso stand della neonata Need Games.

La copertina iniziale era già decisamente evocativa.

Un gioco con parecchi elementi atipici, difficile da catalogare in una categoria precisa (fantasy? fantascienza? O nessuna delle due?). Nell’attesa che entri nel giro della grande distribuzione (per ora è disponibile solo in fiera e in pre-ordine), GdRItalia è andata direttamente alla fonte. Se avete ancora qualche dubbio su Shintiara, ecco l’intervista rilasciata da Giovanni Pola, padre del gioco e principale cranio dietro il suo sviluppo.

Da che cosa è nata l’idea di Shintiara? Che fonti d’ispirazione ha?

Ha ottime ragioni per sorridere.

Questa domanda mi porta indietro a quasi 22 anni fa… Il mio primo viaggio su Shintiara è avvenuto in un momento in cui studiavo libri di filosofia orientale e testi induisti, leggevo Fritjof Capra e Stephen Hawking (ma anche suonavo la chitarra e studiavo giurisprudenza…). Un giorno semplicemente me la sono trovata davanti, esattamente con quell’immagine che si può vedere nel video con cui l’abbiamo lanciata: un pianeta chiuso fra una stella e un buco nero, nel quale il tempo si è rotto e nel quale tutti i paradossi temporali, insiti nella realtà dell’universo, fossero percepibili da chiunque. Insomma: un intero pianeta in cui tutti gli abitanti si sentissero un po’ intrappolati come il gatto di Schrödinger (quello per intenderci che è sia vivo sia morto), ma potessero decidere: la realtà ha un senso o no? In questi vent’anni ci sono tornato spesso, a Shintiara, a scoprire com’era fatta e chi ci viveva. Mi sembravano storie che valesse la pena di condividerle e così ho semplicemente cominciato a metterle per scritto, per non dimenticarmele. La forma del un gioco di ruolo, essendo un appassionato, è stata una scelta spontanea.

Shintiara è un progetto che è stato sviluppato per due decenni. Com’è stata la gestazione? che cosa è cambiato dall’idea originale in questi anni?

Per circa vent’anni tutto è avanzato pigramente, senza fretta. Man mano scoprivo nuove storie, strane divinità che vivevano sul pianeta razze mai viste ed altre forze difficilmente catalogabili… poi, circa un anno e mezzo fa, sono entrato in contatto per la prima volta con dei giochi per me “nuovi”, come Numenera ad esempio, e ho capito che i tempi erano maturi per presentare Shintiara ad alcuni veri esperti. Dalla risposta che ho ricevuto ho maturato man mano le mie sicurezze e alla fine ho deciso di fare sul serio, reclutando vecchi amici, come Raoul Farinon, e nuove conoscenze, come Marco Riccardi. Nell’ultimo anno Raoul ha scoperto molti più dettagli di Shintiara, arricchendo l’ambientazione. La parte che ha avuto più modifiche è stata il regolamento. Passando dalla teoria alla pratica ci siamo accorti che molte cose non reggevano, l’ambientazione non entrava nel modo giusto nelle regole.

Shintiara oggi usa un sistema originale basato sul dado da 100, il Modern d100. Che cosa ha portato ha questa scelta?

Cercavamo una via d’uscita che il classico sistema d100, su cui era basato il gioco di 20 anni fa, non poteva darci. Volevamo un gioco con la stessa granularità e immediatezza del dado percentuale, la stessa ricchezza di opzioni di un Dungeons&Dragons o Pathfinder, ma con più focus sulla narrazione e maggiore… poi una sera, scribacchiando formule improbabili su un foglio, è arrivata quasi da sola la sintesi che cercavamo: il Modern d100.

La chiave di volta è stata capire che ci bastava un solo valore da 1 a 100 per definire tutto il personaggio; potevamo poi modificare la curva di successo durante il gioco con un sistema semplice, i vantaggi e svantaggi, da confermare grazie al tiro di un dado. Tutto diventava semplice: c’era un solo risultato da inseguire (superare il proprio limite di Forza Interiore) e molti modi per raggiungerlo, seguendo le caratteristiche del personaggio ma anche quello che succedeva a livello narrativo durante il gioco.

Improvvisamente, con questa rivoluzione nel concetto tradizionale di d100, avevamo ottenuto tutto quello che cercavamo e il tavolo ci dava ragione! Tutti i playtester (diverse decine ormai) si divertivano! L’attenzione del sistema sulla Forza Interiore, fra l’altro, si sposava perfettamente con i riflessi intimisti dell’ambientazione: era fatta.

In questo momento il mercato dei giochi di ruolo qui in Italia sta vedendo molte novità: che cos’ha Shintiara che lo rende unico?

Shintiara ha tante sfaccettature, ma due fattori secondo me lo rendono un gioco unico. Innanzitutto il fatto che il mondo in cui è ambientato viva continui paradossi temporali (e che questo non sia solo una possibilità, ma in qualche modo un elemento strutturale), offre nuove possibilità narrative che nessun altra ambientazione può garantire.

In secondo luogo, per non dilungarci sulle diverse forme di magia, su capacità, poteri o razze, posso dire che quello che ci viene riconosciuto da chi gioca e ha letto Shintiara è una grande coerenza interna. È una cosa a cui tengo molto: non si tratta un mondo studiato a tavolino per aggregare diversi generi letterari, ma di uno scenario in cui tutte le sue componenti si percepiscono in modo vivido e “credibile”.

Com’è nata la collaborazione con la Need Games?

Shintiara è un’autoproduzione partita grazie a un kickstarter di successo. Sono davvero grato alla Need Games e a Nicola Degobbis, perchè mi hanno offerto, come piccolissimo editore indipendente, una vetrina meravigliosa come il Modena Play all’interno di uno stand in cui credo genereremo un piccolo timewarp… Succederà davvero di tutto e alla grande!

Io posso dire che, senza Nicola e i suoi consigli, ora non sarei qui  a parlare di un gioco pubblicato e che che siamo ufficialmente in cerca di collaborazioni ed eventi per presentare il gioco! Intanto abbiamo in cantiere altre avventure e una serie di racconti, da pubblicare sempre in italiano e in inglese…

Shintiara è un’ambientazione con risvolti etici di notevole profondità. Qual è la filosofia che sta alla sua base?

La filosofia è quella di giocare con le grandi domande della vita in modo originale e visionario: la vita ha un senso? Deve per forza averne uno o no? Giocare col Tempo è un buon modo per raggiungere questo obiettivo divertendosi un sacco!

Descrivere Shintiara con una sola frase?

Gioco di ruolo da tavolo in un mondo in cui magia e tecnologia si fondono a causa dei paradossi temporali.

E la copertina finale rende l’idea.

Una domanda personale all’autore: qual è stata la molla che ha spinto a passare da “ambientazione nel cassetto” a “un gioco con tutte le carte in regola”?

Mi reputo una persona creativa, ma nei primi quarant’anni della mia vita ho messo nel cassetto troppi progetti (fra cui due romanzi). Quindi, compiuta la proverbiale età della maturità, mi sono detto che era inutile continuare, perchè non avrei mai avuto il tempo di realizzarli tutti questi progetti. Così ho cominciato a tirarli fuori dal cassetto… in ordine cronologico a partire dal primo!

 

A proposito di creatività: Il team di Shintiara cerca altri interessati.

Servono autori per stendere avventure, che saranno anche tradotte in inglese. Non solo come il racconto introduttivo: qui si parla di avventure da pubblicare regolarmente.

Se vi piace l’idea, scrivete a GdRItalia.
Contattateci sul sito, sul nostro forum o sulla nostra pagina Facebook. Mandateci le vostre avventure. Le migliori saranno pubblicate come supplementi ufficiali!

Shintiara: Uno Sguardo da Vicino
98%Punteggio totale
Voti lettori: (11 Voti)
98%

A proposito dell'autore

Lavos-D è un illithid colmo di bontà e di dolcezza, che distilla interamente nei suoi favolosi dolci: per questo non gliene resta più quando scrive i suoi acidissimi articoli. Il suo motto è provare qualsiasi gioco esistente, sennò non lo si può criticare. Quando il suo eterno ruolo di master gli lascia tempo libero lavora a GdRITalia in veste plurima di pasticciere ufficiale, redattore, editor, (re)censore, traduttore in seconda e spalla comica a tempo perso. Da quando si è autoproclamato sommo sacerdote del Grande Cthulhu si è montato la testa e non ci si ragiona più.

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