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Sembra che i media tradizionali, perlomeno quelli anglosassoni, si stiano accorgendo sempre più spesso che il larp esiste, è in ottima salute, coinvolge sempre più persone ed è sempre più lontano dagli stereotipi che tuttora affliggono il rapporto di altre “attività geek” con la televisione e la carta stampata. Dopo la BBC, su cui vi abbiamo già relazionato, è la volta di Discovery, che sul suo canale TLC ha appena mandato in onda un documentario sul live ripetibile, di ambientazione moderna, What are you worth?, scritto da Charles Bo Nielsen e Lasse E. Ozsadlik e recentemente organizzato a Copenaghen da Claus Raasted.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=77ACDFVzH_0[/youtube]

Lo stesso Claus Raasted è stato anche il principale organizzatore di Prolarp 2013, convegno che si è tenuto da venerdì 29 novembre a domenica 1° dicembre sempre a Copenaghen, riunendo un consistente numero di “professionisti del larp”, ovvero persone che, come Claus, si occupano di giochi di ruolo dal vivo per lavoro. Come dice il sito della manifestazione, lo scopo era quello di incontrarsi, discutere e imparare: scopi simili a quelli di altri convegni come lo Knutepunkt o il nostrano Larp Symposium, ma nel caso di Prolarp i riflettori erano tenuti fissi sulle tematiche importanti per chi con il larp si guadagna da vivere, offrendo così un’occasione di crescita fondamentale per gli “operatori del settore”.

[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=T25RTNZjG90[/youtube]

Sono ormai più di dieci anni che Claus Raasted dà tutto sé stesso per portare il larp fuori dalla “zona d’ombra” che lo avvolgeva, da un lato divulgandolo presso il grande pubblico e dall’altro spronando la crescita professionale di chi lavora in questo campo. Grazie agli sforzi suoi e di molti altri oggi il larp si è trasformato in un’attività ricreativa (e creativa) rispettata in sempre più paesi: ormai in Danimarca il larp si può definire a tutti gli effetti mainstream, e i live organizzati in maniera professionale danno già lavoro a parecchie persone in tutto il mondo. Speriamo che questo trend continui a lungo e si diffonda anche in Italia!

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