Secondo molti larper, i murder party non sono veramente giochi di ruolo dal vivo. Un po’ perché effettivamente questi eventi (in cui alcuni partecipanti, oppure tutti, vestono i panni dei personaggi di una vicenda gialla, mentre altri partecipanti, oppure tutti, ricoprono il ruolo di investigatori) in moltissimi casi tendono più verso il teatro che verso il role-playing vero e proprio, e un po’ perché i murder party, paradossalmente soprattutto quelli più facilmente identificabili come larp e che non hanno nulla di teatrale, sono molto più antichi di Dungeons & Dragons (hanno quasi un secolo di storia alle spalle), e quindi non rientrano in quella che di fatto sembra essere la più utilizzata definizione operativa di “giochi di ruolo”, ossia “D&D e derivati”.

Ma se anziché basarci su questa definizione, di tipo storico, ci basiamo sul come si svolgono effettivamente questi eventi, non si può negare che i murder party (o perlomeno molti di essi) siano larp a tutti gli effetti. Ci sono personaggi che interagiscono in uno spazio fisico liberamente, senza schemi prefissati, interpretati da giocatori che compiono direttamente le azioni del personaggio, anziché descriverle come avviene nei giochi di ruolo cartacei. E se vinciamo quella strana diffidenza derivante dal fatto che esistevano già negli anni Venti (e che nel mondo anglosassone sono un intrattenimento comune e popolarissimo fin dai primi anni Trenta), non resta che accettare i murder party come la terza grande categoria di larp mainstream accanto a quelli medieval-fantasy e a quelli vampireschi; anzi, probabilmente è quella più mainstream di tutte, essendo praticata da così tante persone altrimenti completamente estranee al mondo dei giochi.

Proprio quest’ampissima diffusione tra il cosiddetto “grande pubblico” ha permesso la produzione di una saggistica sui murder party che, a differenza di quella sugli altri generi di larp, ha raggiunto i circuiti della grande distribuzione e quindi si può trovare facilmente in libreria. L’ultimo volume di questo tipo è uscito appena una settimana fa per Ultra (un marchio della casa editrice Castelvecchi), e si chiama Murder party. A cena con il morto.

Murder party. A cena con il mortoMurder party. A cena con il morto è opera di due tra i più famosi autori di murder party: Antonello Lotronto, cofondatore insieme a Remo Chiosso (il primo autore e organizzatore di murder party in Italia) di murderparty.it, la più antica e nota azienda italiana dedita all’organizzazione di murder party, e Lorenzo Trenti, autore di altri libri, di alcune bellissime serate in giallo e di una mole sterminata di articoli su murder party e giochi di ruolo. E bisogna proprio dire che le 240 pagine di questa loro ultima fatica oscurano tutto quello che è stato pubblicato su murder party e affini fino a oggi, non solo in Italia ma molto probabilmente nel mondo.

Dopo un primo capitolo in cui Trenti e Lotronto analizzano nel dettaglio la storia del murder party, dai suoi più remoti antenati (le feste a tema degli antichi romani) fino ai giorni nostri, si passa a un secondo capitolo in cui vengono descritte le varie tipologie in cui può essere suddivisa questa forma di intrattenimento: il murder party in senso stretto, ossia di fatto i giochi di ruolo dal vivo di genere giallo che si svolgono in una o poche stanze e che durano poche ore, in cui ogni partecipante veste i panni di un sospettato che allo stesso tempo è anche investigatore; poi la serata in giallo, in cui un numero limitato di partecipanti, in genere cinque o poco più, interpreta i personaggi del giallo mentre tutti gli altri altri sono solo investigatori; la cena con delitto, che assomiglia alla serata in giallo ma viene organizzata, spesso da una compagnia di attori, presso un ristorante per dare un tocco di giallo alla serata; il weekend con delitto, di fatto una versione estesa nel tempo e nello spazio del murder party in senso stretto, che dura un intero fine settimana e si svolge in una struttura molto grande (per esempio un castello); e infine il teatro giallo interattivo, che si mette in scena in un teatro vero e proprio, spesso con modalità simili a quelle della serata in giallo ma sfruttando le potenzialità del mezzo teatrale, per esempio attraverso l’uso di luci, suoni, flashback e così via. Ma non finisce qui: la seconda parte insegna anche e soprattutto l’organizzazione di un murder party, descrivendo nel dettaglio i compiti dell’organizzatore, la struttura del materiale di gioco e tutto quanto può essere utile per far riuscire bene l’evento, non tralasciando di dispensare qualche consiglio (in realtà, pagine e pagine di consigli) su come affrontare i possibili problemi.

Dopo questi primi due capitoli, che già da soli varrebbero il prezzo del libro (13,90 euro), si passa a un terzo capitolo dedicato alla scrittura degli scenari per murder party. E qui si raggiunge veramente l’apoteosi: prima vengono date una serie di regole pratiche a cui attenersi nell’ideare la vicenda gialla, poi viene descritto un esempio pratico di nascita ed elaborazione di uno scenario, e infine ogni singolo passo nella scrittura dello scenario viene attentamente descritto, commentato e ricommentato, con una ricchezza di precisione e di dettagli sbalorditiva e con la preziosa aggiunta di un’utilissima checklist delle cose da verificare alla fine di ciascuno dei 14 passi. Se avete un amico che si diletta a scrivere murder party che alla prova dei fatti funzionano male o non funzionano per niente, regalategli questo libro: anche solo sfogliare la terza parte migliorerà nettamente la qualità dei suoi sforzi futuri.

Fino a questo punto, il libro si è occupato di insegnare a scrivere e a organizzare un murder party in senso stretto oppure una serata in giallo. I capitoli dal quarto al sesto si occupano invece delle altre tre modalità classificate nel secondo capitolo: cene con delitto, weekend con delitto e teatro giallo interattivo. Per ciascuno di questi tre format viene specificato tutto ciò che va mantenuto, che va cambiato e che va aggiunto nella scrittura e nell’organizzazione rispetto ai due format di base, e anche qui il livello di dettaglio è incredibile: come anche negli altri capitoli, si ha davvero l’impressione che gli autori abbiano cercato di mettere nel libro tutto quello che hanno inventato e scoperto in anni e anni di pratica, pur mantenendo il libro semplice da usare e scorrevole da leggere. Arrivato alla lettura di questi capitoli, mi sono chiesto quanto ci vorrà perché questo manuale venga scoperto all’estero e tradotto in altre lingue, perché davvero qui ci troviamo davanti a una pietra miliare di portata globale, che non può assolutamente restare patrimonio solo dei giocatori italiani.

Il settimo capitolo passa rapidamente in rassegna le applicazioni dei murder party nella didattica per le scuole e nella formazione aziendale, e poi si passa alle appendici. E che appendici! Tre scenari completi, uno di Trenti e due di Lotronto, per tre modalità di murder party diverse: un brevissimo murder party in senso stretto per 4 giocatori, una serata in giallo (adattabile a murder party in senso stretto) per 7 indiziati, e un weekend con delitto per 12 partecipanti. Tutti e tre gli scenari sono curatissimi e, personalmente, non vedo l’ora di provarli!

E voi che aspettate? Se siete giocatori abituali di murder party, autori, organizzatori, o semplicemente siete incuriositi da questa antica ma sempre attuale forma di intrattenimento, andate in libreria e compratevi subito Murder party. A cena con il morto: vi garantisco che non ve ne pentirete!

 

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